“Hope Around. New York Graffiti”: 42 opere in mostra al Foro Boario per Dromos

“HOPE AROUND. New York Graffiti” porta al Foro Boario di Oristano 42 opere della collezione di Pietro Molinas Balata, firmate dai grandi maestri del graffitismo newyorkese. Curata da Fabiola Naldi, la mostra racconta l’evoluzione del graffiti writing dagli anni ’70 a oggi, con lavori di Rammellzee, Phase 2, Fab 5 Freddy, Futura 2000, Crash, Daze e altri protagonisti della street art. Aperta fino all’11 gennaio 2026.

La ventisettesima edizione del festival Dromos dedica ampio spazio all’arte visiva, affiancando alla programmazione musicale una serie di iniziative diffuse tra Oristano e i diversi centri della sua provincia che fanno parte del circuito: Cabras, Fordongianus, Marrubiu, Masullas, Neoneli, Nureci e Tadasuni.

Da sempre attento alle contaminazioni culturali e ai linguaggi artistici ibridi, Dromos sceglie il titolo “Hope. La speranza è una scelta”, in ideale continuità con le precedenti edizioni dedicate a “Change” (2023) e “People” (2024), affidando al tema della speranza il ruolo di forza propulsiva per affrontare il presente e immaginare il futuro.

In questo percorso si inserisce la mostra HOPE AROUND. New York Graffiti, inaugurata a Oristano venerdì 18 luglio alle 19 al Foro Boario (piazza Giorgio Luigi Pintus) e aperta fino all’11 gennaio 2026.

Curata dalla critica d’arte e docente Fabiola Naldi, l’esposizione rappresenta un evento di rilievo: per la prima volta viene presentata al pubblico la collezione personale di Pietro Molinas Balata, profondo conoscitore del graffitismo americano fin dalle sue prime manifestazioni pionieristiche. Un «collezionista per eccellenza», come lo definisce l’artista visivo Salvatore Garau, «un uomo che ama così tanto l’Arte contemporanea da averle dedicato la maggior parte della vita, tessendo nel silenzio più assoluto la sua collezione con una passione che oggi, più che una storia reale, pare una favola».

La mostra riunisce quarantadue opere su tela firmate da alcuni tra i più influenti protagonisti del graffiti writing newyorkese, capaci non solo di raccontare un’epoca di intensa creatività urbana, ma anche di testimoniare l’impatto culturale e artistico di un linguaggio visivo che ha trasformato l’estetica delle città.

Tra gli artisti presenti figurano nomi del calibro di Rammellzee, celebrato al Palais de Tokyo di Parigi; Phase 2, figura chiave dell’Aerosol Art; Fab 5 Freddy, artista visivo, filmmaker e pioniere dell’Hip Hop; Futura 2000, noto per le collaborazioni con brand internazionali come Nike, Levi’s e Vans; e ancora Crash, Daze, Toxic, Kool Koor, Blade, Lee, oltre al collettivo Tats Cru, di cui fanno parte anche i gemelli How & Nosm, a testimonianza di una linea evolutiva che collega le origini del fenomeno alle sue espressioni contemporanee. Artisti che, come sottolinea la curatrice Naldi, «hanno contribuito in modo significativo alla definizione del graffiti writing come fenomeno espressivo e di comunicazione visiva, influenzando generazioni di writer e appassionati in tutto il mondo e portando il grado stilistico dell’intera disciplina a una sofisticazione espressiva mai vista».

Accanto ai dipinti, arricchiscono il percorso tre fotografie di Martha Cooper, Robert Herman e Sophie Bramly, dedicate rispettivamente a Keith Haring, Jean-Michel Basquiat e Dondi White.

HOPE AROUND dialoga idealmente con la storica mostra “Arte di frontiera. New York Graffiti”, curata nel 1984 alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna da Francesca Alinovi, tra le prime studiose a riconoscere nell’arte urbana una forma autentica di espressione sociale. A quarant’anni di distanza, l’esposizione di Oristano raccoglie quella eredità, celebrando il carattere libero, provocatorio e potente del graffitismo e riflettendo sulla sua attualità.

Negli anni ’70 e ’80 i graffiti rappresentavano una forma spontanea di ribellione e speranza. In una New York spesso percepita come ostile e repressiva, i giovani writer si riappropriavano degli spazi pubblici – muri, metropolitane, treni – trasformandoli in luoghi di espressione creativa e identitaria. Oggi, dopo oltre mezzo secolo, il fenomeno mantiene la sua natura trasgressiva e continua a interrogare il sistema dell’arte. Il passaggio dalla strada alla tela, dalle metropolitane alle gallerie, ha aperto questioni sull’autenticità, sulla legittimazione istituzionale e sulla tensione tra libertà espressiva e riconoscimento ufficiale. Molti artisti dell’epoca, pur approdando a contesti museali, non hanno mai rinnegato la loro origine “di strada”, rivendicandola come punto di forza. Il graffitismo è oggi considerato un movimento artistico compiuto, con un’estetica autonoma e riconoscibile, profondamente radicata nel contesto urbano e sociale da cui è nato.

Pietro Molinas Balata, che ha generosamente messo a disposizione la sua collezione, sottolinea come il graffitismo si distingua per unicità formale e impatto culturale, evolvendosi da gesto clandestino a forma d’arte riconosciuta senza perdere il proprio slancio originario: «Il Graffitismo possiede l’essenza propria del movimento artistico riconosciuto dalle istituzioni, in quanto dotato di una estetica originale e riconoscibile. Nasce senza rassomigliare a niente altro, distaccandosi dalle precedenti correnti artistiche del Novecento, con una metodologia radicale ben precisa, espressa inizialmente dall’apporto di artisti “non-artisti” legati soprattutto alla loro condizione sociale. Agli albori della storia e nel contesto del paesaggio urbano, i Graffiti erano una presenza costante di “kinesis e energeia” negata dalla legge e contrastata dalla polizia, perché realizzati in spazi non convenzionali o in contenitori atipici, ossia oltre i confini concreti per la pratica estetica».

Per il direttore artistico del festival, Salvatore Corona, esiste un legame profondo tra l’urgenza espressiva del graffiti writing e la filosofia di Dromos: entrambi nascono dal desiderio di trasformare i margini in luoghi di cultura, incontro e significato. «C’è qualcosa in HOPE AROUND. New York Graffiti che riconosco come familiare» afferma Corona: «quella forza diretta, nata per strada, capace di trasformare spazi marginali in luoghi di espressione libera e autentica. In fondo anche Dromos, che nel nome porta l’idea del percorso, nasce dalla stessa urgenza di ricerca e incontro tra culture. Un ringraziamento a tutti coloro che hanno reso possibile questa mostra, e al Comune di Oristano per il costante supporto al nostro lavoro.»

La ventisettesima edizione del festival Dromos è organizzata dall’omonima associazione culturale con il contributo di MiC – Ministero della Cultura, Regione Autonoma della Sardegna (Assessorato della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport; Assessorato del Turismo, Artigianato e Commercio) –, Fondazione di Sardegna, Fondazione Mont’e Prama, Comuni di Oristano, Cabras, Fordongianus, Marrubiu, Masullas, Neoneli, Nureci e Tadasuni, Ros’e Mari Farm & Greenhouse, e con la collaborazione di Arcidiocesi di Oristano, Monastero Santa Chiara, Museo Diocesano Arborense, Centro Servizi Culturali U.N.L.A. di Oristano, Music Academy Isili, Sa Marigosa, Mariposas de Sardinia, ViaggieMiraggi, Intramadu, Radio Popolare, Sardinia Coast to Coast, Associazione Enti Locali per lo Spettacolo e Fondazione Oristano.

Orari di apertura della mostra: Tutti i giorni: 10:00–13:00 / 16:00–19:00

Giorni di chiusura programmati: 25 e 26 dicembre 2025 1 gennaio 2026

Prenotazioni e informazioni sulle visite guidate: visiteguidate@fondazioneoristano.it